Tan Taigi
(1709-1771)
Forse
non ci è dato accorgere degli occhi là dietro
come per un rospo
quando l'acqua si secca
dopo il lungo inverno
Ma fra le rive scavate nel fango
forse
si trova la risposta strana
che capovolge il fatto
Quando
perderemo le mani avremo
gli artigli
insieme sugli scogli guarderemo le stelle
con i nostri grandi occhi di vetro
Che a tutti i muri
manchi un mattone
che a tutti i libri
manchi una pagina
che a tutti i mobili
manchi un cassetto
a tutti i televisori
una valvola
a tutte le scarpe
un tacco
a tutti i quadri
un colore
a tutti gli occhiali
una lente
a tutte le macchine
una ruota
a tutti i gatti
un occhio
a tutti i giorni
un'ora
e a tutti gli uomini
e a tutti gli uomin
e a tutti gli uomi
e a tutti gli uom
e a tutti gli uo
e a tutti gli u
e a tutti gli
e a tutti gl
e a tutti g
e a tutti...
arrivederci
L'alba
gonfia
dolce di tiglio
mi scorta verso casa
sulle strade sgombre della prima estate
Trovandomi
solo
su una strada deserta
addomesticherei la mente
con strane fantasie
abbandonando ogni reticenza
nell'introspezione
Poi
folgorato
da un reintegrato
assurdo
angolo di memoria
abbatterei il pugno destro sul palmo sinistro
e l'energia latente
si spanderebbe all'istante
creando fili di materia viva
intorno
Come
un automa ferruginoso
(fuligginoso?)
in un suo vortice di follia
salta a piedi pari
le idee stridenti della gente normale
gli scandalosi buoni propositi dei bimbi
corrotti dal Natale
e dalla brace risale su
su
fin dentro la padella
Scarpa
che vai o vieni non m'importa
ma rendi eterno il messaggio
fa che raggiunga i limiti e calpestali
fa che tutti coloro che sono
siano
la malvagità che possiedono
piova loro addosso e li sommerga
scarpa
e così sia
Io
sono
Ma non so con precisione
Forse
però
con qualche discorso impegnato
con qualche paragone azzeccato
al bar
saprò
che sono
chi sono
io sono
O forse no
E non so perchè me lo chiedo.
Un
sottile istinto mi avverte che
Io sono
Ora
è ora.
Quasi
come ieri.
Un
assioma scontato.
Qualcuno
ancora aspetta.
Ora
è domani.
Quasi
come oggi.
Una
cosa palese.
Per molti incredibile.
Qualcosa
da domandarsi.
Domani.
Qualcosa
sembra albeggiare
il sorriso di un morto
ospitale
I
gabbiani urlano in coro.
Un
momento di estasi
l'ultimo
I
matti escono di sera
parlano di topi vivi e di pitture feroci
azioni convulse
Notte
nei nostri sogni
come serpenti si aggrovigliano
Solo
allora il lato migliore si esprime
in atroci bestemmie
trionfa
Schizzi
di caffelatte macchiati di viola
Quel
giorno
non sapevo cosa pensare
Mentre il coltello sbrigava il suo turno
un lampo di mattino
mi destava dalla tiepida estasi bestiale
Devo
Comprare
una penna
e consumarla
scrivendo ogni giorno
per tre volte
la parola
merda
merda
merda
Sul
palcoscenico vuoto le luci sono morte
persiane rotte
battono i denti forte
Pensi
l'asse schiodata soffre più di me!
Il
vetro rotto non urla forse di malinconia?
Sono
lungo come un sigaro
sono libero
sono convinto di puzzare altrettanto
me ne vanto
quando la gente inorridisce
con il naso stretto tra le dita,
il mio cuore impazzisce
di gioia infinita
sto bene in questo posto
molto fumo
poco arrosto
Non
faccio a tempo a pensare
subito la tristezza mi avvince
l’edera stringe il muro al crepuscolo
le lucertole tornano alla tana
Non
faccio a tempo
la notte scura
mi cade addosso strana
mi piacerebbe essere il vento
o la montagna o il sole
un uomo
Vetri
vibranti
cristalli di sonno amoroso
datemi risposta
il mio perchè è così
vuoto
da riempire ogni vostro qualcosa?
Se no
riflettetemi le ansie
di anni di luce e di ombra
di sole e di pioggia
di invidia metallica
La
tenda vi copre tremante
percossa da frulli di vento
La
vostra fragilità è esteriore
poichè date sole e
riflessi di strada
Nel
buio
quando i lampioni formano sul muro pallidi
teatri
celatemi dal vento pulito della notte
fate il vostro dovere
Putrelle
putride
Lancinanti
di fumo
che voglio analizzare
l'estate prossima
o forse
micca
COME PITONI
addormentati come pitoni al sole
ignari
del braccio violento della legge
mollando scorregge
improvvisando rondò
dal troppo sole
pupazzi di neve
prima o poi ci scioglieremo
CHI SIAMO? ONDE VENIAMO? OVE ANDIAMO?
al mattino vidi il mio viso
specchiato nel bicchiere
mi posi una domanda
da che bottiglia ero venuto?
IL LIMITE IGNOTO (CIRROSI)
danzavo
-pavoncello-
sull'orlo del bicchiere
a un certo punto
-ahimè-
ci son caduto
UOMO NUOVO
tingiti gli occhi di nero
rotola nel fango
mimetica figura
forse si
forse no
DARK SONG
nella mia mente
c'è un sole indigeno
mai che dorma
una notte tranquillo
P-POESIA
un giorno
scriverò una poesia
comincerà più o meno così:
un giorno
scriverò una poesia
comincerà più o meno così:
un giorno
scriverò una poesia
comincerà più o meno così:
quel giorno è oggi
NOTTE? SOGNO
quando pensi
bona lè
è allora che incomincia
non ti stupire se
il mattino ogni mattina
si ripropone
se
giorno dopo giorno
la sera
e gli infiniti passaggi di luce
e ombra
tornano
a scandire
il ritmo
che è lo stesso del cuore
che stupito si fermerà
SONG DEL TURNISTA
la notte è già matura
di mattina
e noi la raccogliamo
tra odori di prime colazioni
e angoli di occhi luccicanti
e il sole
quando spunta
ci sembra un fatto strano
la notte è già battuta
di mattina
(Poema femminista)
mamma ultravioletta
sposa prediletta
ieri mi hai stirato
le vele e la doppietta
donna maledetta
ehi
maledetta donna
domani io ti lavo
col mio tubo di gomma
ma se domani tu
per caso non ci sei
innalzerò bandiere
incenso brucerò
pregherò tutte le sere
quei maledetti dèi
(ovvero:
Mamma mia che Freud!)
calda e pastosa
la puttanaccia
mi coccolava tra le sue braccia
io
non fiatando
pensavo forte
meglio di questo è certo la morte!
ma quella troia
istinto materno?
mi coccolava
era d’inverno
c’era un gran freddo
il riscaldamento io ce l’avevo
per sfregamento
ci avevo fatto su un pensierino
mentre giocavo col mio pistolino
dice:
che porco!
dài, non è vero
tu me la meni
io son sincero
ma la mia mamma
la mia mamma cocca
ci spacco il culo
a chi me la tocca